Jean Clair

Elogio del pastello

 

[…]

    Se il disegno torna oggi ad occupare l’importanza basilare che gli appartiene, c’è un altro fenomeno, meno atteso, che è la rinascita della pratica del pastello in numerosi giovani artisti. Chi avrebbe creduto che questa espressione di sensibilità pura ritornasse con forza dopo tanti anni di arida teoria?

   Poche parole evocano così armoniosamente con la loro sonorità l’attività che designano. È all’inizio un movimento grasso e lento, il polverizzarsi dolce e untuoso della pasta di cui è composto,  pasta*  primitiva del pastello*, da cui esce, materiale di cui è plasmato. Poi si ascolta, nell’articolarsi della S e della T, il gesto del suo tracciato sulla superficie del supporto, fatto di inciampi e cigolii, che si conclude infine in un leggero batter d’ali, come angeli che in nugolo colorato, vengano a raccogliere il fiore che li incorona.

[…]

   Si osserva, ciò nonostante, questo fenomeno: mentre la mina di piombo e la fusaggine sono vicini al loro stato geologico, per non essere altro che il depositarsi di un po’ di carbone su di un supporto, e mentre la pittura ad olio se ne allontana totalmente, per la sua finitura ritardata da un medium lento ad asciugarsi, il pastello, tanto differente sia dell’una che dell’altra tecnica, conserva tuttavia della prima la prontezza del gesto, (perciò è ancora disegno), ma della seconda acquisisce la differenza nel risultato (per questo è già pittura). La sua singolarità viene dal fatto che, da uno stato minerale primario, passa ad uno stato finale aereo senza lo stato intermedio del solversi. Dalla materia prima *, dei pigmenti amalgamati, si produce una sublimazione tale che il pastello. eccitato dall’azione corrosiva delle sue asperità, si depositerà sulla carta come vapore sulfureo sulla parete dell’alambicco, in mille cristallizzate, fragili arborescenze.